Svergino mio cugino (Last Christmas)

Posted by admin under Incontri Erotici on giovedì Mar 2, 2023

Pur essendo accaduto per davvero, la notte con Vanessa e Ramona è stata come un sogno. Fantastico certo, ma non ne abbiamo più parlato. Solo sulla strada del ritorno Vanessa mi ha confessato che è stata la sua prima esperienza sessuale in assoluto e che se l’era sempre sentito di essere attratta più dalle ragazze che dai ragazzi. E io? Diciamo che dopo quella sera ho dovuto concentrarmi sugli esami della sessione prima delle vacanze natalizie, quindi per un po’ non ho avuto tempo di pensarci realmente. Per alleviare lo stress mi sono toccata sia pensando a Ramona che ad Alessio. Poi quella sera. Prima delle vacanze abbiamo organizzato una festa nel convitto e sia io che Vanessa abbiamo bevuto parecchio e forse per rievocare quel fantastico sogno ad occhi aperti ci siamo fiondate in camera, limonato duro e iniziato a spogliarci. Arrivate al momento clou però, niente. Zero feeling, eravamo impacciatissime. Poi mi sono sentita male per l’alcool e sono corsa a vomitare chiudendola lì. La mattina dopo ci siamo salutate imbarazzate e ognuna è partita per la propria rispettiva città natale, spero che le vacanze servano a farci dimenticare l’accaduto.

È da questa estate che non torno a casa, io mi ci trovo davvero bene nel mio paese, o almeno ho sempre creduto così. Dopo tutto quello che è successo in questi ultimi mesi inizia a starmi un po’ stretto, ma rivedere la mia famiglia che mi adora e gli amici di sempre mi riempie il cuore di gioia.
Il giorno di Natale siamo davvero tanti in casa, c’è anche mio cugino Ernesto con cui ho sempre avuto un rapporto speciale. Da ragazzini eravamo sempre insieme, ci raccontavamo tutto, poi sono partita mentre lui è rimasto qui a lavorare e ci siamo un po’ persi di vista. Fisicamente è il mio opposto: se io sono scura, alta e robusta, lui è biondo, pallido, mingherlino. Siamo entrambi un po’ timidi, per questo viaggiamo sulla stessa linea d’onda anche se parliamo poco. Oggi mi sembra più tenero del solito. Tutti i parenti continuano a ripetermi che mi trovano diversa, più sicura di me stessa, mentre lui è il solito timido impacciato. Non lo so, inizio a provare una strana attrazione. Il pranzo dura molto e si fa sera, decidiamo di continuare i festeggiamenti in un locale con dei nostri amici in comune, andiamo con la sua auto. Strada facendo c’è un guasto e rimaniamo bloccati da soli in mezzo al nulla. Il carro attrezzi arriverà tra un ora. Inizia a farmi vedere video divertenti con il telefono, ma io ho un altra idea. Mi appoggio alla sua spalla per guardare meglio, avverto il suo imbarazzo, inizio a scendere con una mano, quando arrivo ad altezza pacco inizia a ribellarsi…

«Ma cosa fai? Siamo parenti!».

«Il tuo corpo sembra dirmi il contrario…»

Il pacco è bello gonfio. Slaccio i pantaloni, è nella media ma in bocca si succhia che è un piacere. Sento che sta per venire, stringo la base del pene con forza per bloccarlo.

«Non credi sia un po’ presto per venire? Abbiamo ancora tempo…»

Lui è imbarazzatissimo balbetta qualcosa riguardo che questa è la sua prima volta. Non resisto, abbasso collant e mutandine e sono a cavalcioni su di lui. Entro con un colpo secco, fa un po’ male ma mi eccita un sacco. Inizio a muovermi piano piano mentre gli lecco il collo per poi arrivare alla bocca, aumentando sempre di più sia l’intensità della lingua che della cavalcata. Non dura molto ma veniamo insieme. Non so, la sensazione di dominio e controllo mi ha dato alla testa. Quando mi stacco riprende a balbettare cose sul fatto che io possa rimanere incinta ma lo rassicuro dicendogli di prendere la pillola. Silenzio imbarazzato. In breve arriva il carro attrezzi, riusciamo comunque arrivare al locale a un’orario decente. Lì la situazione è un po’ strana: io inizio a chiacchierare con tutti mentre lui mi sta sempre vicino, come se dovesse dirmi qualcosa ma resta in silenzio. C’è anche Marzio, uno per cui avevo una mezza cotta ma che mi ha sempre ignorato. Stasera però mi guarda con occhi diversi, eppure non ho cambiato modo di vestire e ne sono diventata più carina. Sarà forse perché sono più spigliata come hanno detto i miei parenti e che ho tante cose da raccontare? Oppure ha fatto qualche scommessa stupida con i suoi amici? Fatto sta che per Capodanno ci invita a una festa nella sua villa e accettiamo. Ernesto non sembra convinto ma acconsente.

Come avevo intuito la sera del veglione Marzio inizia a flirtare con me, prima in maniera scherzosa poi sempre più esplicita. Dopo il brindare della mezzanotte io sono piuttosto ubriaca e ci troviamo soli nella sua camera. Probabilmente crede che io sia solo una preda da aggiungere alla sua collezione, ma non ha capito che sarò io a farlo impazzire. Mi sento come ne “L’estate di Ramona”. Mi sbatte sul letto e inizia a baciarmi, mi palpeggia il seno, poi sfila gonna e calzettoni, cerca di sditalinarmi maldestramente, non ci siamo. Lo faccio sdraiare, gli lego le braccia alla tastiera del letto con le mie calze, inizio a baciarlo lentamente, scendo verso il suo petto, gli lecco i capezzoli e massaggio i pettorali, mi godo gli addominali scolpiti, finalmente arrivo al pacco. E’ davvero gonfio, tra poco si strappano i Jeans. Lo libero e mi trovo davanti un arnese di tutto rispetto. Mi giro, gli sbatto la figa in faccia dicendogli che se vuole che glielo succhi deve farmi godere, inizia a leccarmi a più non posso. Gli do qualche schiaffetto sul pisello, come una gatta che gioca con il tiragraffi. Comincio a segarlo piano piano, quando è completamente di marmo inizio a dargli dei colpetti di lingua, nel frattempo ha trovato il mio punto sensibile. Sto per venire, voglio cavalcarlo subito. Mentre inizio a montarlo alla grande, in un’attimo di lucidità con la coda dell’occhio intravedo un’ombra. Mi rendo conto che la porta è rimasta socchiusa. Incrocio lo sguardo di mio cugino Ernesto. Sto diventando come la persone che ho sempre odiato.

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Ti voglio bene, mamma!

Posted by admin under Incontri Erotici on domenica Feb 19, 2023

Perché mamma? Quello dovrebbe essere il mio posto. Perché mi sostituisci con lui? Da quel florido seno sono stato nutrito, perché ora c’è la sua bocca attaccata ai tuoi capezzoli?

Mi sveglio di soprassalto. Un incubo. Sempre lo stesso sogno. È un po’ di tempo che lo faccio e tutte le volte mi sveglio di colpo, madido di sudore e con una vergognosa erezione nei pantaloni del pigiama. Mi sento un inetto. Quale figlio si eccita sognando la madre?

Papà se n’è andato con la sua amante e la sua nuova famiglia da un po’ di anni ormai e da allora sono diventato io l’uomo di casa. Anche se ho solo vent’anni, mi sento responsabile per te, per la tua felicità. Credo che questa sia una possibile spiegazione. Per lo meno, pensarci mi fa sentire meno in colpa per questi sogni. Da sveglio non ho mai avuto questo genere di pensiero o di impulso, mamma. Sei una bellissima donna, questo è vero e ti amo da impazzire, ma sei sempre mia madre. Queste giustificazioni mi danno un po’ di sollievo, soprattutto in questo anno che è stato molto impegnativo per me.

Vorrei poterne parlare con te, ma non ci riesco. Mi vergogno. Non voglio farti preoccupare. E… forse è brutto da dire, ma mi sembra che la tua testa sia da un’altra parte in questo periodo. E credo che la colpa principale sia di Claudio, mio cugino. Da quando c’è lui sei diversa, meno attenta a me e questo, mamma, mi fa soffrire.

Mi viene istintivo fare dei paragoni tra me e lui. Siamo coetanei dopotutto. Ti sei gentilmente offerta di ospitarlo a casa nostra con l’inizio dell’università. Io studio medicina, mentre lui giurisprudenza. I primi tempi non è stato così male avere un altro “fratello” in casa, si perché lo tratti proprio come se fosse un altro figlio. Siamo coetanei e abbiamo un bel rapporto. Usciamo insieme, giochiamo a calcetto insieme e commentiamo le ragazze nei locali assieme. Lui è più bello di me, credo. Non sono un gran intenditore di bellezza maschile, ma è alto e dal fisico atletico (questo in realtà è una cosa che ci accomuna), chioma scura e riccia e barba curata. Ha dei bei lineamenti, ma la vera attrattiva di mio cugino sono gli occhi azzurri che ha preso dal padre. Vedi mamma, io non sono un brutto ragazzo, ho preso da te molti tratti e ne vado fiero, eppure lui ha quei piccoli dettagli che elevano la sua attrattiva sopra le stelle. Ammetto che sono geloso di lui.

Vogliamo poi aggiungere il fatto che è un periodo complicato per me, mamma. I primi parziali all’università non sono andati così bene come speravo e Anna, la mia ragazza, mi ha confessato di avermi tradito con uno in discoteca. Ci siamo presi una pausa, mamma. Provo ancora qualcosa per lei, ma al momento voglio capire cosa fare e se riuscirò a superare questa cosa. Quando si tradisce in fondo quello che davvero si rompe è il rapporto di fiducia. Uno sbaglio lo si può perdonare, ma chi mi dice che non accadrà di nuovo? Tutte le volte che sarai via per lavoro o con le amiche, sarai davvero con loro o mi starai tradendo? Sono tutte cose a cui penso di continuo, mamma. Te ne vorrei parlare, ma non credo di farcela. Adesso la tua attenzione è rivolta a Claudio, lo devi far sentire a casa e per i miei problemi ci sarà tempo più avanti.

Sento bisbigliare dal piano di sotto. Siete in cucina. Tu e Claudio. Vi alzate sempre prima di me la mattina. Sono curioso. Mi metto sull’ultimo gradino della scala e origlio. Non sento bene di cosa state parlando. Mi sporgo per sentire meglio, ma i gradini di legno scricchiolano e, come se fosse partito un allarme, smettete di parlare e guardate verso la scala. Non posso far finta di nulla.

         «Andrea, sei tu?».

Mi stai chiamando, mamma. Scendo le scale e con finto fare assonnato vi saluto entrambi. Avete un fare sospetto. Vi scambiate sguardi complici e la cosa non mi piace. Spero solo di riuscire a nascondere il mio malcontento per questa situazione.

Nei giorni successivi ogni volta che passo vicino a voi smettete improvvisamente di parlare. Mi sento tagliato fuori. Devo scoprire assolutamente quale segreto mi nascondete. Mamma, mi fa stare male questa situazione. Possibile che non lo capisci? Sono tuo figlio e mi sento un estraneo in casa. All’inizio non era così, quando è arrivato Claudio le cose non andavano così. Da qualche settimana però… Mi sembra di rivivere il tradimento di Anna. O lo so che mi vuoi bene e anche Anna me ne vuole in fondo, però non sento di essere la persona più importante. È come se non fossi più il tuo figlio preferito. Sento questo vuoto alla bocca dello stomaco ogni volta che vi vedo e per questo, lo ammetto, cerco di stare fuori di casa il più possibile. Cerco di distrarmi, ma spesso mi ritrovo solo ad essere ossessionato da domande su voi due.

Ho iniziato a tenervi d’occhio, mamma. Claudio si muove sempre di nascosto. Sono entrato in camera sua stamattina, tu eri a lavori e lui a dare un esame. E sai cosa trovo nel suo armadio, mamma? Un tuo reggiseno e un paio di mutandine. Hanno il tuo odore. È cotto di te, mamma. E come dargli torto. Hai 43 anni, ma ne dimostri dieci di meno. Sei bella, mamma. Tutto di te è bello. I capelli mori, la carnagione abbronzata, gli occhi castani. Il fisico di chi fa attività ogni mattina. Sei una donna attraente e questo è oggettivo. Non mi sorprendo che lui sia attratto. La vera domanda è: tu sei attratta da lui, mamma? E devo confessarlo! La risposta a questa domanda mi terrorizza. Sai i segnali ci sono tutti. Il più importante è forse quello di ieri, quando hai lasciato la porta del bagno socchiusa mentre facevi la doccia. Lui ti ha spiato, sai?

Vi osservo giorno dopo giorno e tutto diventa sempre più evidente, più preoccupante e la sensazione alla bocca dello stomaco diventa sempre più forte. Sembra quasi che ogni volta mi tiriate un pugno nella pancia. È una cosa spiacevole. E più brutto ancore è quello che provo: gelosia. Vorrei che questa confidenza l’avessi con me, mamma. Non sono più il tuo figlio preferito? Certo, lui non è tuo figlio, ma da quando è arrivato lo tratti come se lo fosse. Anche se… no, prima di fare certe affermazioni devo avere le prove. State in campana! Vi osservo.

È sabato mattina e esco per fare ripetizioni a una ragazza delle superiori. Sono bravo a spiegare le cose e ho un discreto giro. Quando torno vi vedo sul divano, la tv è spenta e parlottate. Non dico nulla. Entro senza fare rumore, voglio sentire di cosa parlate.

         «Quindi come è andata?».

Come è andata cosa, mamma. Perché ti interessi così tanto a lui?

         «Tutto bene il tatuaggio è finito. Lo hai fatto come il mio?».

Come il tuo? Hai un tatuaggio, mamma? Come è possibile che io non l’abbia mai visto? Eppure in costume e in intimo ti ho sempre visto. Vuoi dirmi che lo hai un posto che tuo figlio non può vedere? E perché a lui lo hai detto? E magari lo ha anche visto?

         «No, Clara. Stessa posizione, ma ho scelto qualcosa di diverso. Vuoi vederlo?».

         «Certo! Dopotutto, te l’ho consigliato io il tatuatore.».

Sono nascosto sulle scale che dal box portano al soggiorno. La scena che vedo … Claudio si alza in piedi e slaccia i pantaloni. Abbassa jeans e mutande mostrando il tatuaggio sul suo pube, senza però scoprire il suo pene. O almeno non all’inizio.

         «Ops! Troppo!».

Claudio, figlio di puttana, come odio la tua malizia. Mamma, cosa fai? Perché guardi il suo pacco barzotto e non dici nulla. Non dici di coprirlo. Sorridi.

         «Sistemato che dovrebbe arrivare Andrea da un momento all’altro!».

Sono già qua, mamma, ma tu non lo sai. E non sai che una pugnalata avrebbe fatto meno male.

Da quel momento in poi la tua attenzione è tutta per lui. Io sparisco. Sono come il marito cornuto che non deve scoprire che la moglie ha una tresca, ma in questo caso tu sei mia madre.

“Andrea avrai un fratellino. Sei contento? Claudia ha fatto il suo lavoro egregiamente!”…

Un altro incubo. Perché mi tormentate anche nel sonno. Sono le 2. Mi alzo per fare pipì, passo davanti a camera di Claudio e la porta è aperta. Lui non c’è.

Mi illudo che sia in bagno, ma so già dov’è mamma.

La luce in camera tua è accesa e la porta socchiusa. Indosso le calze e trascino i piedi per fare meno rumore sulle parquet del corridoio. Sbircio dalla fessura della porta. Vi vedo. Vi state baciando, mamma. E non un ingenuo bacio. Le vostre lingue sono una avvolta all’altra. Le vostre bocche sono unite. I vostri corpi sono nudi, mamma. Nudi e abbracciati. Mi sento strano, non saprei come descrivere quello che sento.

         «Ti voglio zia Clara! Voglio la tua bocca. – e intanto ti bacia – il tuo seno, il tuo corpo.».

Claudio.

         «Shh! Non alzare la voce che svegli Andrea! … dove vuoi la mia bocca?».

         «Sul mio cazzo, zia!».

Mia madre si abbassa lentamente baciando piano piano il collo, il petto, la pancia di Claudio. È in ginocchio davanti a lui, con la sue discreta erezione che la fissa.

         «Vedi di non fare rumore!».

Sono le tue parole, mamma. Le tue parole un attimo prima di fare sparire quel membro duro dentro la tua bocca. È un pompino, mamma, gli stai succhiando il cazzo e io sto assistendo incredulo. Vorrei andarmene, ma non riesco. Qualcosa mi incatena qui: un istinto innaturale che vuole vederti così. Mi sento strano. Il mio membro si sta muovendo da solo nei pantaloncini del mio pigiama. Quando dormo indosso solo dei pantaloncini corti e nient’altro, niente canotta, niente mutande. Cosa fai? Così ti strozzi! Sei tutta rossa e ti lacrima un occhio, ma quando te lo togli dalla bocca e prendi aria sei raggiante. Sei bellissima, mamma. Inizi a succhiarlo e segarlo in contemporanea, sembri un’esperta. Ti viene in bocca a tradimento, senza dirti nulla, ma tu non sembri sorpresa. Vedo il gulp della tua gola, mentre il prezioso seme di mio cugino scende nel tuo esofago. Tu sorridi. Ti alzi e vedo i tuoi bellissimi seni grandi che sfidano ancora la gravità e lì sul tuo pube depilato il fiore tatuato che hai nascosto a me, ma che hai mostrato a lui. Ti siedi sul letto. Apri le gambe.

         «Mentre ti riprendi un po’, ricambia il favore. Leccamela!».

Lui si fionda sul tuo sesso. E inizia un lento e pressante movimento di lingua. Scava dentro di te e sembra che ti piaccia, mamma. Inarchi la schiena in modo che lui possa entrare il più possibile con la sua lingua.

La faccia che fai è stupenda e vederti così… provo un misto di emozioni contrastanti. Sono felice per te, triste perché mi sento tradito, arrabbiato e mi vergogno tanto perché sono anche molto eccitato. Da sopra il mio pigiama si può vedere chiaramente la mia erezione che, non per mettersi in competizione, ma è decisamente più evidente di quella di Claudio.

Credo che tu sia appena venuta, mamma. Ma ne vuoi ancora. Prendi la testa di Claudio tra le mani e senza che le sue labbra si stacchino dal tuo corpo, la trascini su fino al tuo bellissimo seno. Hai i capezzoli drittissimi. E sono geloso marcio, perché stai donando a lui quello che un tempo era solo mio. Tu da lì mi hai nutrito. Dal tuo seno è partito il nostro legame. Ho visto i filmini di come mi guardavi mentre mi allattavi e di come io ti fissavo mentre mi nutrivo da quel paradiso. Ora, mamma, stai creando un nuovo legame con lui attraverso di essi. Lui li succhia e ti dà piacere. Sale fino alle labbra. Vi baciate. Cambiate posizione. Sei a quattro zampe sul letto. Lui dietro di te. Non indossa il preservativo, mamma. Lo infila dentro di te e ti sento. I gemiti rotti dai colpi lenti e vigorosi. Il seno che oscilla mostruosamente in avanti e indietro al ritmo degli affondi del suo cazzo. Mamma, non posso resistere. La mia mano parte quasi ipnotizzata dentro il mio pigiama. Lui ti scopa come se fossi una qualunque delle sue conquiste e io, tuo figlio, trovo la scena eccitante al punto di dovermi masturbare.

Ho chiuso gli occhi per qualche attimo e ti trovo sdraiata con lui che se lo sta menando proprio sopra le tue tette. Vederlo schizzare sopra i tuoi seni mi rende impossibile trattenermi di più. Sono venuto nei miei pantaloni del pigiama, mamma.

         «Credevo fossi come un figlio per te!».

         «Andrea è mio figlio. Lui è il mio ometto. Tu sei il mio uomo.».

Scappo in camera mia. Ho le lacrime agli occhi. Provo vergogna per essermi eccitato così e sono triste perché lui ha portato via il mio posto nel tuo cuore.

Sento dei passi che si avvicinano e chiudo gli occhi. Fingo di dormire.

         «Dorme?».

Claudio di risponde.

         «Come un bambino.».

Sento i tuoi passi che si avvicinano.

         «Non dovresti pulirti e vestirti? Se si svegliasse ora e ti vedesse così?».

         «Quando dorme così nulla lo può svegliare, nemmeno sua mamma che scopa col cugino due stanze più in là.».

I passi pesanti di Claudio si allontanano, mentre tu ti avvicini. Ho il cuore che è impazzito. Sento i battiti nelle orecchie, talmente forti che quasi coprono i tuoi passi.

Ti infili sotto le coperte. Sei nuda, mamma. Mi abbracci da dietro. Sento il tuo seno bagnato dal seme di Claudio sulla mia schiena e questo, come il peggiore dei cornuti, mi fa tornare dritto il cazzo nei pantaloni bagnati dal mio seme. Non sono riuscito a cambiarli prima che voi arrivaste, mamma.

         «Continua a fingere di dormire, amore.».

Mi parla dolcemente. Sa che sono sveglio.

         «So quando fingi, amore mio. Sono tua mamma.».

Questo tuo modo di parlarmi, sussurrando le parole all’orecchio, mi rende felice. Come se stessi parlando al me da piccolo.

         «So che hai visto tutto e ho letto il tuo diario. So che cosa hai provato in questo ultimo periodo. E mi dispiace che le mie necessità ti abbiano fatto soffrire e …».

Prendo la sua mano e la porto sui miei pantaloncini.

         «Allora non ti ho fatto solo soffrire. Sei venuto tantissimo, amore mio. E sei ancora eccitato. Vorrei tanto che potessimo fare anche io e te quello che ho appena fatto con lui. Sarebbe più facile e molto più bello e intenso, ma sarebbe sbagliato.».

         «Mamma, va bene così. Se tu sei felice lo sono anche io. Solo, non lasciarmi indietro. Rendimi partecipe della tua felicità, anche solo se guardando nascosto.».

Mi stringe ancora più forte.

         «Ti voglio bene, mamma!».

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Il toro, la gazzella e il birdwatcher

Posted by admin under Incontri Erotici on sabato Gen 21, 2023

Lei è in una Fiat Doblò grigia, parcheggiata tra due pini in un anfratto del bosco, nel punto esatto indicato nel messaggio arrivatomi mezz’ora fa. Il luogo col buio si affolla di coppiette, di giorno invece è trafficato dai podisti, ma in questa fascia oraria, in cui il tramonto si incendia e sfuma lentamente nel blu scuro della prima sera, è piuttosto solitario. O almeno lo è in questo momento. Sono acquattato a qualche metro dalla macchina, dietro un cespuglio di rovi, con un’ottima visuale sull’abitacolo. Vedo soltanto lui, inizialmente, semidisteso sul seggiolino, la testa reclinata, bocca aperta e occhi chiusi. È pelato, con un viso rubizzo e pasciuto. Niente baffi né barba, un naso piccolo e affilato che a stento regge un paio di occhiali da vista stile vintage, che ha riposto nel vano portaoggetti una volta spento il motore. Ha una mano poggiata sulla testa di lei, che si dà da fare a succhiarglielo e menarglielo finché non lo riterrà opportuno. Quando emerge dalle cosce dell’amante indossa solo il reggiseno e la gonna corta di jeans. Le parigine nere non le vedo, ma so che le ha, perché ho visto com’è uscita di casa stamattina. Con un movimento felino si mette a cavalcioni su di lui, gli afferra il coso, se lo struscia un po’ fra le gambe e poi lo ingoia per intero, cominciando a muoversi piano, prima su e giù, poi ruotando il bacino in senso orario e antiorario. Lui lascia fare e intanto le sgancia il reggiseno, liberando i piccoli seni a pera, sodi e insensibili alla forza di gravità. Si riempie le mani della carne tenera, si struscia i capezzoli contro il viso, poi prende a leccarli avidamente, prima uno, poi l’altro, fin quando non sceglie il destro da succhiare, mentre col palmo della mano destra stropiccia l’altro grilletto. Lei sembra gradire e spinge verso di lui il busto, mentre intensifica il ritmo della cavalcata. Vanno avanti così, con l’auto che si agita ai loro movimenti, fin quando lei non getta un acuto forte e prolungato e non si accascia su di lui. L’uomo deve ancora venire ed ha una certa impellenza. Tira giù il seggiolino del passeggero, lei capisce a volo e vi si posiziona su a quattro zampe, la gonna accartocciata sulla groppa, agitando il culo come una cagna in calore. Lui, non senza difficoltà e impaccio, riesce a posizionarsi tra lei e il cruscotto, con le grosse chiappe pelose poggiate sullo sportellino dell’airbag. Il cazzo rampa a pochi centimetri dalle natiche michelangiolesche di mia moglie, ed è un cazzo grosso, sia lungo che largo, col tronco solcato da vene gonfie come gomene e sormontato da una cappella violacea, turgida e del tutto simile ad una melannurca. Non sono stupito perché quel membro corrisponde alla descrizione fedele e dettagliata che mi ha fatto lei qualche sera fa, raccontandomi della foto che il suo collega le aveva inviato via WhatsApp. Senza scollare gli occhi dallo spettacolo in corso, tiro giù la lampo e libero il compare già tutto inteccherito, lo stringo nel pugno della destra e comincio a segarmi nel momento in cui il cazzone del tipo, dopo aver giggioneggiato per un po’ nell’edenico solco delle delizie, non affonda fra le chiappe di marmo, grugnendo per la soddisfazione. Sincronizzo il ritmo della raspa su quello del bacino dell’uomo, che spinge e si ritrae, spinge e si ritrae, in modalità adagio, tenendosi saldamente alle ossa iliache di lei, che risponde rinculando ad ogni affondo, gustandosi uno per uno tutti i centimetri di quel manganello di carne. Si procede così per diversi minuti, poi, con un secco colpo di reni, e nitrendo come uno stallone nel pieno della monta, il ciccione priapico comincia a fottersela selvaggiamente, dando sfoggio di una vigoria che non si sarebbe mai attribuita ad un corpo così massiccio e adiposo. Lei ansima forte, poi grida, infine crolla sul seggiolino, sfinita, ma lui continua imperterrito, indomito continua a chiavare forte, tenendo su il culo stretto nella morsa delle mani tozze e pelose, sbanfando e muggendo, il sudore che gli imperla la pelata e cola lungo le tempie e le guance vermiglie, afflitte dal precoce rilassamento che prolassa la pelle sugli angoli della bocca sottile. Anche sul petto e il ventre villosi brillano migliaia di gocce, così come sulle braccia, ma il maschio infoiato non molla, non cede di un millimetro, fino a quando, inarcando la schiena e stringendo le chiappe, non spruzza tutta la sua roba nel grembo di mia moglie, provvidenzialmente infecondo in virtù della pillola anticoncezionale. Qualche istante dopo sborro anch’io, schizzando copiosamente tra i rovi. Mi pulisco con un paio di klinex, che appallottolo e ficco nella tasca della giacca, e rinfodero l’attrezzo tirando su la lampo. Quando rialzo lo sguardo sulla macchina, l’uomo è ancora piantato dentro mia moglie ed ha ripreso a lavorare di bacino, affondando stoccate profonde e lente, come per riattivare le funzioni vitali della donna e riattizzarne le braci del desiderio. Ma lei non dà ancora segni di ripresa e rimane inarticolata, abbandonata come una bambola tra le mani dell’uomo che la tiene intrecciando le dita sul suo ventre, per tenerla su con più efficacia. Frustrato dall’infruttuosità del suo daffare, l’orso estrae dalle muliebri chiappe la lancia umida e straordinariamente temprata, ribalta il corpo inanimato ponendolo supino sul seggiolino, ne solleva le gambe (noto che una parigina è scesa fino a metà polpaccio e l’altra è arrotolata alla caviglia, e quella scompostezza, frutto del recente esagitato amplesso, mi procura un’intensa fitta all’inguine che infonde nuova linfa al membro, che percepisco gonfiarsi rapidamente, come un pavone che fa la ruota con la coda) poggiandosi le cosce sulle spalle, in modo che lei risulti sospesa per intero, eccezion fatta per la testa che, spargendo tutt’intorno i lunghi riccioli biondi, rimane inchiodata al poggiatesta, e comincia a brucare fra il pelo della fica, facendo vibrare nell’aria satura di ormoni e sudore la lingua da formichiere, incaricata di stanare il clitoride – chimerico epicentro di piacere – dal suo alveo. Dagli immediati contorcimenti del corpo di lei (che so essere particolarmente sensibile alle malie del cunnilingus) capisco che il tipo ci sa fare anche con la lingua e, dopo aver fatto il pieno di miele stillante da quel favo, una volta che la palla da bowling che ha avvitata sul collo taurino viene stretta con forza dalle cosce di lei, si libera con ambo le mani della morsa, divarica a compasso le ganasce che lo stavano poco prima portando all’iperventilazione, e infilza ancora una volta la sua preda, gravandole sopra con tutta la mole sudaticcia e pompandola forte, come se non chiavasse dalla notte dei tempi e quella fosse l’ultima scopata messagli a disposizione dagli dèi. Mia moglie gli si avvinghia con braccia e gambe, come un rampicante sulla sua pertica, e urla completamente fuori di sé, inneggiando alle prodezze del suo chiavatore e incoraggiandolo – quasi supplicandolo – a spaccarla, annientarla, riempirla col suo grosso sac a poche. Per tutta risposta, ancora una volta con insospettabile forza e agilità, l’uomo neandeerthaliano si tira su con tutta la donna abbarbicata addosso e, complice l’altezza della Doblò, poggiato col culo sul cruscotto, prende a pugnalarla dal basso verso l’alto e con tanta forza che, dopo aver dato un paio di testate al tettuccio, lei è costretta a piegare il collo innaturalmente, curvando la schiena fino a schiacciare la fronte sul petto fradicio di lui. La Doblò oscilla come un pendolo, le grida di piacere di mia moglie fuoriescono dall’abitacolo come i venti dal vaso di Pandora, e a me non resta che tirarlo di nuovo fuori e scartavetrarmelo furiosamente, eiaculando fra le spine, ma stavolta qualche minuto prima che, con un ruggito da re della foresta, la sex machine travestita da ragioniere si liberi di tutto lo sbrodo presente nei coglioni da toro.

Restano qualche minuto distesi, sfatti, a riprendere fiato, ognuno al proprio posto. Poi lei si tira su, si volta verso di lui, che intanto ha calato il finestrino e acceso una sigaretta, gli dice qualcosa, lui annuisce e la mia dolce metà scende dalla macchina. Ha il seno ancora scoperto, si sistema la gonna, coprendo il sesso peloso, tira su le parigine, si guarda intorno e poi punta dritto verso il cespuglio dove sono rintanato. Lo circumnaviga il necessario per evitare i rovi, trova un anfratto, ci si infila e mi raggiunge, accovacciandosi di fronte a me. Ha le palpebre molli e gli occhi che trattengono tracce di frenesia, un sorriso che tende le estremità delle labbra quasi a toccare le orecchie. Ci baciamo con avidità, mentre il flusso caldo del suo piscio irrora l’erba e la terra secca e screpolata.

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3.0 Zitto e godi!

Posted by admin under Incontri Erotici on giovedì Gen 5, 2023

Carlos si sbatte Lucia sul tavolo senza troppi complimenti, mentre Alberto le sfonda la bocca. Sbircio da dietro l’angolo, tra l’impaurito e l’eccitato. È ben diverso che guardare attraverso uno schermo. Osservo la mia compagna: gli occhi strabuzzati, il trucco colato, la bava alla bocca per lo sforzo di ingoiare la stanga di Alberto. I nostri sguardi si incrociano per una frazione di secondo. Non so cosa mi prende, ma inizio a camminare verso di loro. I due uomini mi guardano poco sorpresi e continuano a darci dentro con mia moglie come se non esistessi. Prendo una sedia e mi godo la scena. Alberto sfila la sua sberla dalla bocca di lei, Lucia non fa in tempo a prendere fiato che Carlos la tira verso di sé, aprendole le chiappe per bene e alzandola dalla tavola. Lei si stringe forte a lui, piantandogli le unghie nella schiena mentre lui la trivella con forza.  Ipnotizzato, me li ritrovo a pochi centimetri dalla mia faccia, raggiunti da Alberto. Angela si stringe ancora più forte a Carlos quando la mazza dell’istruttore di Zumba le riempie il suo culone, lenta e inesorabile.” “Sii fate vedere a quello sfigato di mio marito come si scopa per davvero una donna”. I due sghignazzano e iniziano ritmicamente a sfondarle entrambi i buchi. Senza neanche rendermene conto mi sto segando: più spingono, più mia moglie grida di piacere, mentre io mi tocco fino a quando non capisco più niente e schizzo nei miei boxer. Davanti ai miei occhi ho le mazze dei due ragazzi che si svuotano dentro la mia Lucia, sento il rumore dei suoi buchi riempirsi. Come se fosse la cosa più normale del mondo lei si stacca, si siede sulle mie ginocchia tutta gocciolante di sperma e inizia a ripulirli con la lingua, schiacciando con il suo culone il mio pisello ormai moscio. Una volta finito, prende i due fisicati per mano e li conduce in camera da letto e chiudono la porta, lasciandomi solo e confuso.

COSA DEVE FARE IL NOSTRO PROTAGONISTA?
– SPIARE DALLA SERRATURA DELLA CAMERA
– ENTRARE IN CAMERA ARRABBIATO
– METTERSI A DORMIRE SUL DIVANO E ASPETTARE IL GIORNO DOPO
– SCAPPARE VIA

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