L’uomo delle prime volte

“Ciao Cassy, domani sei libera? Ci vediamo?”

Ricevetti un messaggio da Angelo, un ragazzo con cui mi frequentavo anni prima, con il quale avevo ripreso a messaggiare. Non mi è mai piaciuto tornare dalle persone con cui ho chiuso, ma lui era diverso. Era il ragazzo con cui persi la verginità a 19 anni, mi aprì un mondo. E poi era dotato. Diciamo che ho sempre avuto un debole per il suo pisello che mi ha fatta tornare da lui in tempi di carestia.

Da giorni si parlava di rivederci in memoria dei vecchi tempi. Tra un ricordo e un desiderio di provare cose nuove, gli confessai che uno dei miei due più grandi sogni era di fare un threesome con soli uomini. Lui mi stuzzicò, ma non capii se mi stava prendendo in giro, se erano solo chiacchiere o se davvero voleva aiutarmi a realizzare il mio sogno. Conoscendolo, non lo presi sul serio quando mi disse che avrebbe pensato a chi avrebbe potuto partecipare.

La sera del nostro appuntamento faceva caldissimo. Era agosto e da me c’era sempre un venticello fresco, un sollievo dopo la giornata calda. Ma quella sera non c’era. O forse ero io che non lo sentivo perchè ero eccitata di avere di nuovo il suo cazzo. Avevo deciso di indossare una magliettina scollatissima, che non avrebbe per nulla impedito l’intrusione delle sue manone o la fuoriuscita delle mie tettone, jeans strettissimi e tacchi alti per risaltare il culo.

Mi venne a prendere. Salii in auto e salutò le mie tette ancor prima di salutare me. Gentiluomo come sempre! Sorrisi, non avevo messo il reggiseno di proposito. Lui cominciò a stuzzicarmi i capezzoli, ma passava troppa gente, quindi mi lasciò stare e si mise alla guida.

“Dove andiamo?”

“Voglio farti una sorpresa, andiamo dove non siamo ancora mai stati!”

“Ok, ma almeno il cazzo me lo dai?”

“Oh, sì e non solo!” e con una mano mi palpò il seno.

Arrivammo nel suo paese. Parcheggiò davanti una casa che non avevo mai visto.

“E’ casa tua?”

“No, voglio farti conoscere un amico. Dovevamo vederci al pub, ma sta facendo tardi, così siamo venuti a prenderlo. Ha detto di salire”

“Ok, ti aspetto”

“Ma no, non voglio lasciarti sola, vieni anche tu, si tratta di due minuti.”

Entrammo in casa e il suo amico era in mutande. Biondo, alto, muscoloso, per niente il mio tipo, ma aveva delle mutande così ‘piene’ che non riuscivo a staccare gli occhi. Mi leccai le labbra e arrossii quando Angelo mi disse “Ti presento Giacomo”. Alzai gli occhi e vidi che entrambi stavano sorridendo.

“Scusami se ti ho messo in imbarazzo”

“Tranquilla Cassy, mettetevi comodi, arrivo tra un attimo. Angelo, fai gli onori di casa e offri da bere a Cassy”

Mi offrì una birra fredda.

“Angelo, ma io voglio il tuo cazzo”

“Lo avrai, non avrai solo il mio però!”

Mi si illuminarono gli occhi.

“Prenderò anche quello di Giacomo?”

“Sì, se vuoi. Ti va? A lui piaci, gli ho mostrato le tue foto e ti vuole scopare”

Si avvicinò Giacomo e confermò le sue parole. Ci sedemmo sul divano e bevemmo una quantità infinita di birra. Cominciai a sentirmi allegra. Era l’alcool, ma l’eccitazione di prendere quei due cazzi non era da meno. Angelo mi tolse la magliettina e si rivolse all’amico “Guarda la porcellina com è uscita di casa!”

“E non avete visto sotto!”

Cominciarono a toccarmi ovunque, presero una tetta ciascuno e cominciarono a succhiarmi i capezzoli. Erano così bravi che mi sentivo in paradiso. Abbassai lo sguardo e li vidi sorridere complici mentre mi facevano impazzire. Cercai di muovermi per afferrare almeno uno di loro, ma mi bloccarono facendomi alzare.

“Hai ragione, vogliamo vedere anche sotto”

Mi tolsi i jeans e rimasi in autoreggenti e tacchi. Non avevo nemmeno le mutandine ed ero già bagnata.

“Vieni di nuovo qui, sei bellissima!”

Mi accomodai di nuovo in mezzo a loro, mi aprirono le gambe e ripresero a succhiarmi i capezzoli mentre con le mani mi accarezzavano le cosce. Uno di loro cominciò a massaggiarmi con più forza, mentre l’altro andò alla fica.

“Cassy, sei bagnata. E’ un peccato lasciarlo alle mani”

Si abbassò, mi spalancò le cosce e affondò la faccia sulla mia fica fradicia. Sentii la sua lingua divorarmi, succhiarmi il capezzolo e le sue dita entrare dentro e spingere verso l’alto. Giacomo continuava a palparmi il seno e a succhiarmi i capezzoli, con una maestranza mai sentita prima. Sentii un calore intenso pervadermi il cervello, il mio respiro si accorciò e gemetti fortissimo.

“Dai vieni”

“Non smettere, ci sono”

Aumentò il ritmo delle dita, toccò il mio punto g mentre continuava a torturarmi il clitoride. Giacomo smise di toccarmi, si alzò e si mise di fronte a gustarsi lo spettacolo. Questo mi eccitò ancora di più, mi lasciai andare sotto la lingua e le dita di Angelo. Urlai quando raggiunsi l’apice, senza fiato mi accasciai sul divano, ma non ancora soddisfatta. Volevo entrambi i cazzi. Alzai lo sguardo. Mi osservavano e sorridevano maliziosamente.

“Ora tocca a noi”

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