Lungo il fiume

Domenica mattina, camminata veloce sulla pista ciclabile lungo il fiume. Questa roba della camminata veloce non mi piace neppure un po’, perché poi fare tutta questa fatica la domenica mattina, la domenica mattina è fatta per poltrire nel letto. L’unica cosa bella è ogni volta che passa una bici dobbiamo metterci in fila indiana e io mi incanto a guardare le te chiappe belle tonde muoversi nei leggins sportivi che fortunatamente la giacchetta che indossi non copre, altrimenti neanche questo spettacolo. A dire la verità anche il paesaggio attorno non è male, la pista non è altro che una stradina di ghiaia che si snoda tra canneti, prati, frutteti e le anse del fiume. Ogni tanto ai lati della pista partono dei sentierini che spariscono nella vegetazione. Nel frattempo il cielo si è aperto e il sole ha iniziato a scaldare, hai aperto la cerniera della giacchetta, rivelando una maglietta sportiva con il collo a V e le tue maestose tette che sembra vogliano scappare fuori, hai messo il reggiseno sportivo, quella mezza armatura che ti strizza le tette e le blocca. Amore e odio verso il reggiseno sportivo, ti fa due tette sode e dure che viene voglia di affondarci il naso, ma poi ti rendi conto che è troppo duro e poco accogliente, per non parlare poi di quanto è brutto, però vederti metterlo e toglierlo, vederti sistemare il seno con le mani dentro quell’armatura… o quando lo togli che sembra vogliano esplodere… Sono così perso in queste considerazioni che mi devi scuotere per farmi tornare in me e farmi capire che ti scappa la pipì. Individui un sentierino che si perde in un canneto e mi lasci a fare il palo mentre ti inoltri. Peccato sarei voluto venire con te.
“Vieni a vedere!?”
“Certo con piacere!”
Solo che quando arrivo tu hai già fatto, mi conduci lungo uno stradellino strettissimo tra le canne, più un’apertura che un sentiero, fino a che il canneto non finisce all’improvviso. Ci ritroviamo su una spiaggetta di ghiaia lungo un’ansa del fiume, non c’è niente e nessuno attorno a noi, dietro il muro del canneto, davanti il fiume e sull’altra sponda un bosco fitto e incolto, non si sente neanche un rumore che non sia del fiume o della natura. Il sole scalda la ghiaia bianca e la luce è quasi accecante. Ti sfili la giacchetta e la butti a terra, poi togli scarpe e calze e fai due passi nel fiume. Rido nel vedere le tue smorfie per l’acqua fredda e per la paura di cadere, poi faccio come te e metto i piedi nell’acqua gelida. Passato il primo attimo di shock termico poi è piacevole stare con i piedi accaldati nell’acqua fresca, con i sassi che li massaggiano la pianta, mi inoltro un po’ nel fiume, tanto ho i calzoni corti e l’acqua non è mai troppo alta qua. Mi guardo attorno e in effetti siamo in un punto molto nascosto e riparato, è quasi impossibile vederci qua. Ti guardo e mi vengono subito i peggio pensieri. Sei uscita dall’acqua e stai facendo stretching, sei in piedi, di schiena, allunghi le braccia sopra la testa come a prendere qualcosa, la maglietta ti sale e scopre una porzione di schiena, incroci le gambe e scendi lentamente con il busto fino a toccarti le punte dei piedi. Ho 20 secondi! Corro verso di te schizzando acqua ovunque, rischio anche di scivolare, ma il premio è agguantare con tutte e due le mani le tue chiappe tonde. Ridi forte mentre lentamente risali mentre le mie mani percorrono il tuo corpo. Faccio per stringerti a me ma mi sorridi poi inverti i piedi, alzi le braccia e torni giù. Ho le mani sui tuoi fianchi e la mia erezione spinge tra le tue chiappe. Conti fino a venti mentre io ti faccio scivolare la maglietta oltre la testa, poi ti sollevi lentamente facendola cadere a terra. Ti abbraccio, una mano si impossessa del tuo seno l’altra contro il basso ventre a stringerti con forza. Ti bacio il collo e le spalle mentre ti muovi contro di me, il mio uccello è esattamente nel solco delle tue chiappe che spingono e si stringono attorno a lui.

Questo maledetto reggiseno, vorrei infilare questa mano sotto per sentire la tue pelle morbida ma non riesco, troppo stretto! Mi scappi e fai due passi avanti prima di voltarti verso di me.
Resti ferma qualche secondo guardandoti attorno, guardando me.
Controlli dove siamo, controlli me, mi squadri per bene, mi guardi negli occhi per leggerne la voglia e le intenzioni, mi guardi il pacco evidente per capire la mi eccitazione.
Poi prendi l’orlo del reggiseno e non senza fatica te lo sfili dalla testa, è come se il tuo seno esplodesse fuori bianco morbido delicato da quella prigione nera e dura.
Mi sfilo la maglietta e ti vengo incontro.
I nostri petti di toccano, le nostre bocche si sfiorano, le nostre mani si aggrappano alla schiena.
Ci fermiamo un attimo guardandoci negli occhi poi non so come ma pochi secondi dopo siamo nudi per terra con te che mi stai cavalcando senza pietà.
Il cielo blu sopra di te, le tue tette che ballano, il cinguettio degli uccellini, il tuo sorriso, il rumore del fiume dietro di te, i tuoi occhi spalancati nei miei, è tutto perfetto.
Poi improvvisamente ti blocchi e fissi lo sguardo nel canneto.
Ti abbassi lentamente su di me facendomi segno di non fiatare, mentre si sentono dei passi.
Agguanti la tua giacchetta e cerchi di coprirti, ma riesci giusto a nascondere il culo.
I passi sono sempre più vicini poi si fermano di botto.
“C’è qualcuno!?” bisbiglio.
“Sembra di sì…”
“Riesci a vederlo?”
“Non bene, sembra un ragazzo”
“Ci ha visto?”
“Non lo so, ma è rimasto immobile”
“Che si fa?!”
“Io non mi muovo, altrimenti ci vede di sicuro!”
“Ti dispiacerebbe così tanto?”
Sono eccitato, inizio ad accarezzarti lentamente le chiappe sotto la giacca, mi guardi malissimo.
“Smettila!”
“Prova ad immaginare cosa possa vedere lui, potrebbe vedere la tua schiena nuda e forse il tuo seno schiacciato sul mio petto che cerca di scappare di lato, il culo no è coperto dalla giacca, credo”
Ti affretti a coprirti meglio.
“Che fa?”
“Non lo so non capisco, è immobile… credo”
Ti stringo con forza le chiappe contro di me, spingendomi dentro di te più che posso.
Hai un sussulto “Dai, smettila subito!”
Ma non sei convincente, inizio a muovermi sotto di te, mentre tu cerchi di tenermi fermo, mi stringi con forza, cerchi di resistere poi distogli lo sguardo da lui e mi baci con forza
“Sei uno stronzo!”
Mentre inizi a muoverti pure tu lentamente e stando sempre attenta a non far cadere la giacchetta.
Ma il piacere sale e aumenti il ritmo sempre di più, la giacca scivola a terra.
“Ora sei completamente esposta al suo sguardo, immagina la sua mano sul suo uccello mentre è ipnotizzato dai movimenti del tuo culo”
“Cazzo!”
Aumenti il ritmo mentre sento il nell’orecchio la tua voce che inizia a spezzarsi
“Così non riesco a venire!”
“Lo so!”
Ti fermi un attimo e mi baci dolcemente guardandomi negli occhi, poi punti il tuo sguardo su di lui e lentamente ti tiri su, ti impettisci per mettere in mostra il tuo fantastico seno, poi sempre guardando nella sua direzione rincominci a muoverti su di me.
Ora posso vederlo pure io, è nascosto tra le canne, non è venuto troppo vicino, ma dal movimento si vede benissimo che si sta segando alla grande.
“Si sta segando guardando te! Le tue fantastiche tette!”
Aumenti il ritmo, perdi la posa da “guarda che tettone” e ti lasci andare finalmente in un lungo orgasmo.
Sei bellissima, tremi tutta, mentre affondi le unghie nel mio petto, gli occhi chiusi la bocca aperta in un lungo rantolo.
Poi lentamente torni in te, riapri gli occhi e diventi tutta rossa, poi veloce riprendi la giacchetta, ti accasci su di me e ti ricopri le chiappe.
Sentiamo dei movimenti tra le canne e i passi che lentamente si allontanano
“Che figura!”
“Perché?”
“Dai! Farlo così davanti a uno sconosciuto!”
“Quello sconosciuto molto probabilmente non credeva ai suoi occhi e alla sua fortuna”
“Quanto sei scemo!”
Controlli che non ci sia più nessuno e ti alzi.
Sei bellissima, completamente nuda qui in mezzo alla natura.
Mi guardi dall’alto indicando la mia erezione che punta verso il cielo
“Non aspettarti null’altro da me!”
“Dai! Perché?!”
“Perché sei un maiale! Ti stai rinfilando le mutande“
“Ma scusa mica ti ho detto io di tirarti su e mostrarti a lui”
“Si ma è colpa tua che mi hai provocato!”
“Non mi sembra comunque che tu ti sia tirata indietro o che la cosa ti sia dispiaciuta…”
“Ok…ma…è tutta colpa tua!”

Metti su il muso, ma mentre ti stai mettendo i leggins, perdi l’equilibro e cadi al mio fianco facendo ballare le tette e scoppi a ridere. Ti faccio gli occhioni da cane bastonato mentre ti accarezzo un seno. Ma tu prendi il reggiseno e lo rinfili, la procedura non è semplice e necessita di più sistemazioni con le mani dentro le coppe. E’ frustrante e allo stesso tempo erotico da morire. Va beh mi alzo per rivestirmi.
“Ti sei arreso!? Non è da te”.
Mi guardi dal basso con quello sguardo che è a metà tra il deluso e la presa per il culo e con un sorrisino malizioso sulle labbra, tra l’altro da qua la vista delle tue tette è qualcosa di favoloso.
“Mai!”.
Ti spingo su quel sorrisino la mia erezione mentre ti prendo i capelli in mano. Basta poco per farmi esplodere dentro la tua bocca, ne ho tantissimo, cerchi di mandarlo giù tutto anche se non ti piace, ma non riesci, un rivolo ti cola dalle labbra lungo il collo e ti finisce tra le tette. Mi stacco da te e ti guardo, sei incredibilmente erotica, mentre mi guardi ai miei piedi con gli occhioni spalancati verso di me, il viso e il seno sporco di me. Per un attimo sembri sottomessa e disponibile, ma poi ti alzi in piedi e torni quella di sempre, brontolando con me per averti sporcato ti dai una sistemata al viso e al collo, ma per pulirti per bene dovresti rifare tutta la manfrina del reggiseno ma io ti fermo.
“Faccio io dopo a casa sotto la doccia!”
“Ok si mi sembra il minimo!” sorridi maliziosa. Quando siamo di nuovo sulla strada mi stringi forte e mi baci sorridendo. Passano due ragazzi di corsa che ti ammirano le tette.
“Tu l’hai visto in viso?”
“No…”
“Può essere chiunque”
Ti guardi attorno allarmata mentre passa un signore in bicicletta che ti guarda il culo. Diventi tutta rossa. “Dai di corsa fino a casa!” e parti veloce sapendo benissimo che non riuscirò mai a starti dietro, anche se la vista del tuo culo che si muove è un bel incentivo.

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