Da sciattona a lolita

Posted by admin on sabato Mar 4, 2023 Under Incontri Erotici

Io vorrei solo arrivare alla pensione in serenità ma purtroppo ciclicamente qualche zoccolina decide di rovinarmi la vita. Credevo di aver imparato la lezione, ho dovuto persino separarmi e cambiare scuola, ma non ci riesco. Le ragazzine mi eccitano troppo. Ma non le timide e bruttine, non ancora consapevoli della loro femminilità, sarebbe davvero inquietante e morboso. A me intrigano quelle che per il fatto di aver compiuto la maggiore età si sentono grandi donne, come la Mazzetti ad esempio. Di tutte le mie studentesse è la più eccitante: biondina, un corpo asciutto ma stuzzicante, specie quelle due tettine che non vedo l’ora prima di mordicchiare e poi ricoprire di sborra. Però è sempre sciatta, con quello stile da ragazza alternativa che non mi eccita del tutto. Inoltre non sembra essere interessata né alla mia materia né tanto meno al sottoscritto, non come altre sgallettate della scuola. Infatti pur non essendo molto attraente, c’è sempre qualche ragazzetta con conflitti paterni irrisolti che mi guarda con interesse. Ma dopo il casino di qualche anno fa, avevo detto stop con le studentesse, però lei non riesco a levarmela dalla testa e soprattutto non vedo l’ora di piegarla ai miei desideri. Il mio piano è iniziato già da un mesetto, durante l’assemblea con genitori. Ho rimarcato l’importanza del voti di maturità, in quanto al giorno d’oggi visto la scarsità di posti di lavoro importanti la selezione è molto rigida, quindi nel curriculum ogni singolo dettaglio è rilevante, persino il voto del diploma. Il papà di quella zoccolina sembrava essere molto colpito. Dopodiché ho iniziato ad abbassarle deliberatamente i voti di qualche punto, ma in maniera impercettibile, in modo che lei potesse pensare che fosse dovuto a sue mancanze e non a un mio capriccio. Ed eccola qui implorante, con due occhioni da cerbiatta a supplicare per delle ripetizioni private. Troppo facile così, prima di accettare l’ho lasciata cuocere nel suo brodo per qualche giorno, aspettando una sua qualche reazione. Probabilmente non ha ancora capito dove voglio andare a parare, ma ci arriverà.

Eccoci alla nostra prima lezione a due: solo io e lei in classe, dopo le lezioni. È sciatta come al solito: felpa e pantaloni di tuta come una tossica della stazione. Però non riesco a staccare gli occhi da quella pancia piatta ornata da un piercing e soprattutto le gambe. Anche se i pantaloni non sono molto aderenti si intuiscono quelle coscine tutte da mordere. Ahhh, come la leccherei tutta dal piercing alla punta dei piedini. Devo avere un po’ esagerato con gli sguardi, infatti la sua espressione cambia, inizia a essere un po’ nervosa e a disagio, ma non lo vuole dare a vedere. Anzi finge disinvoltura spalancando “sbadatamente” quelle belle coscette. Purtroppo con quel tipo di pantaloni posso solo immaginare quale stuzzicante frutto esotico ci sia lì in mezzo, ma credo che il messaggio sia stato recepito. I giorni successivi in classe è pensierosa, con la testa tra le nuvole, sembra che stia metabolizzando qualcosa. Poi il cambiamento: da sciattona a lolita in erba.

Si presenta alla nostra “lezione privata” in camicetta e gonnellina. Mentre spiego, mordicchia la penna come se fosse un mio dito e appena può spalanca le sue fantastiche gambe lasciandomi intravedere l’intimo da brava bambina, uno slippino a fiorellini semplice, come se fosse una scolaretta innocente. Ma questo è solo l’antipasto. Un pomeriggio decide di giocare l’artiglieria pesante e me la trovo faccia a faccia appoggiata alla mia cattedra. Gli occhioni grandi grandi, la voce piagnucolante, le tettine in bella vista che ormai da giorni non vedono più un reggiseno.

«Ma perché proprio non riesco a farmele entrare dentro?».

Se tutto andrà secondo i miei piani, entrerà qualcos’altro altro in lei, ma per ora è meglio recitare la parte del vecchio porco ingenuo. Con una mano riesco a prenderle quel faccino da pompinara e parto con la mia recita, come se non stessi aspettando già da un po’ questo atteggiamento.

«Ma cosa vuoi, tu, da me…?».

Eccola che prende coraggio, come una gattina che impara a cacciare.

«Prof, io vorrei solo diplomarmi con 100… e per farlo mi servono i suoi voti… E sono davvero disposta a tutto, per raggiungere quel cento alla maturità…».

Ecco quando fanno così inizio seriamente a perdere il controllo, soprattutto mentre si fa ancora più vicina per sussurrarmi ulteriormente “tutto tutto”. Quanto vorrei sbatterla sulla cattedra e mordicchiare quei bei bottoncini, ma lei si stacca e se ne va, con quell’atteggiamento da monella che inizia a rapirmi. Di sicuro domani succederà qualcosa, ma nel frattempo passo una notte inquieta, immaginando appunto cosa potrebbe accadere. Durante la lezione è senza controllo: quella bic ormai potrebbe essere tranquillamente il mio cazzo e appena può con la scusa di farsi aria mette nuovamente in vista le sue ciliegine. Inoltre trova mille pretesti per alzarsi, sculettando su e giù per l’aula, facendo cadere oggetti e chinarsi per mostrarmi che oggi le mutandine sono rosa. Non so come faccio a contenermi davanti alla classe. Quelle due ore sembrano una tortura senza fine, ma eccoci nuovamente noi due soli.

Appena cala la quiete nella scuola la gattina tira nuovamente fuori gli artigli e questa volta non ha intenzione di giocare. Eccola in piedi al mio fianco, con lo sguardo da monella. Fa camminare due dita sulla cattedra, che “inavvertitamente” atterranno sulla mia patta. Ormai sono al limite e se ne accorge, sembra contenta di come il mio corpo reagisce. Per quanto voglia mantenere la lucidità riesco solo a pensare a come cercherà di farmi divertire, sta dicendo qualcosa riguardo i voti ma io riesco solo ad avvertire il sollievo di quando finalmente mi libera il pacco e prende il mio uccello in mano. Mi ha in pugno in tutti i sensi, lo sa e si diverte. So che dovrei fare più attenzione alla porta ma chi se ne frega, ora voglio solo godermi il momento. Parte piano piano, lo sguardo da civettuolo si fa quello di una predatrice.

«Per esempio… già questo potrebbe valere un sette».

Fosse per me le darei pure un dieci, ma non voglio mostrarmi totalmente inerme, quindi mi prendo il mio tempo per scriverlo. Controlla con quegli occhietti da piccola strega che sia tutto in ordine e poi finalmente aumenta il ritmo. Non so quanto sia durato, mi sentivo totalmente assoggettato da quello sguardo famelico e autoritario, tanto da non riuscirlo più a sostenere ed esplodere all’improvviso sulla sua mano e sui miei pantaloni. Non ho neanche il tempo di riprendermi e dire qualcosa che lei è già alla porta, tutta giuliva e innocente. Peccato che non si sia accorta che il registro su cui ho scritto il voto sia finto. Devo stare attento o quella mi mangerà vivo.

Note finali:

Spero che il punto di vista del professore vi abbia eccitato tanto quanto quello della studentessa…

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