La vicina di casa.

I vicini dell’appartamento accanto avevano litigato per una buona ora. Niente di grave se non fossero state le 7 del mattino. Andrea era uscito sul balcone per fumare una sigaretta, un vizio che aveva preso nell’ultimo anno con l’inizio dell’università.

         «Ti abbiamo svegliato, vero? Mi dispiace!».

         «Non c’è problema, capita!».

I balconi con le ringhiere in ferro dei due appartamenti adiacenti erano quasi continui; c’era solo uno spazio di circa una spanna a dividerli. La giovane donna dell’altra abitazione era uscita sul balcone a prendere fiato. Era scossa e aveva gli occhi lucidi. Indossava ancora quelli che erano gli indumenti della notte, un paio di calzoncini cortissimi (nemmeno a mezza coscia) e una canotta che nascondeva a malapena il suo seno. Andrea poté notare di sfuggita i capezzoli che premevano sul tessuto bianco. Non portava il reggiseno e quella canotta faticava a contenere la sua quarta.

         «Ne vuoi una? Sembri averne bisogno!».

Andrea aveva un tono fermo e disinteressato, che andava in contrasto con il suo offrire una sigaretta alla donna.

         «Non dovrei. Ho smesso da poco!».

         «Allora…».

         «Solo una. Grazie!».

Non aveva resistito molto. Il ragazzo passò l’accendino e i due ripresero a fumare in silenzio.

         «Comunque mi chiamo Elena, non ci siamo ancora presentati.».

         «Andrea, piacere.».

I due si strinsero una mano dai rispettivi balconi e tornarono a fumare in silenzio.

Lei lo continuava a fissare. Era uscito appena alzato dal letto e non aveva pensato di mettersi una maglietta. Aveva un bel fisico, scolpito da tre allenamenti settimanali in piscina. Non aveva nemmeno pensato di mettere un paio di boxer; tant’è che, da sotto i pantaloncini del pigiama, si poteva notare il profilo del suo membro a riposo.

Elena lo aveva notato, ma non aveva avuto il coraggio di dire nulla. Lo fissava quando lui non guardava verso di lei.

Rischiò di essere beccata, quando il ragazzo si girò di scatto verso la portafinestra ruotando il corpo e mostrando un bel movimento del suo membro da sotto i pantaloncini.

I due si salutarono così. A quella però seguirono altre “riunioni” sul balcone. Elena aveva ripreso a fumare e quando si incontravano, la mattina soprattutto il rituale era sempre lo stesso. Sigaretta e guardatina reciproca; lui ai seni e lei al membro.

La donna aveva 27 anni e si era sposata molto giovane con un uomo che aveva dieci anni più di lei. Aveva confessato in un attimo di sconforto di non essere molto felice. Il suo matrimonio era diventata una gabbia dorata per lei; il marito non le permetteva di accettare lavori più remunerativi del suo e a stare in casa si annoiava a morte.

I due piano piano prendevano sempre più confidenza e così Andrea fece la sua mossa.

Era un lunedì mattina e Diego, il marito di lei, era uscito per andare a lavoro. Quella mattina Andrea non si presentò sul balcone, ma lasciò sotto la porta d’ingresso un bigliettino con una scritta: “Se vuoi vedere di più devi solo chiedere!”. Sotto la scritta era riportato il numero di telefono del ragazzo.

Si era accorto degli sguardi interessati di Elena e aveva agito di conseguenza.

La donna era indecisa sul da farsi. Il bigliettino l’aveva completamente spiazzata, ma al tempo stesso provava una nuova eccitazione mai vissuta prima. Si prese la mattinata per decidere, anche se in realtà cercava solo il coraggio di scrivere.

“Voglio vedere di più! Immagino non sia gratis!”.

La risposta non si fece attendere.

“Vuoi dire che dovrei farmi pagare per vedere?”.

Il volto di Elena si tinse di rosso.

“No, no. Pensavo solo di dover fare qualcosa per meritarmelo”.

“Per ora devi solo venire sul balcone domattina. Al resto si vedrà.”.

Quando la mattina dopo la giovane uscì sul balcone ebbe la sorpresa tanto agognata. Andrea era sul suo balcone, sigaretta alla bocca, senza maglia con la pancia piatta illuminata dal sole; indossava un paio di slip molto stretti che lasciavano davvero poco alla fantasia. Il giovane si sporse verso Elena le accese la sigaretta.

         «Se vuoi anche toccare dovrai venire da questa parte!».

Il volto di Elena si illuminò.

         «Dovrei scavalcare?!».

Chiese perplessa.

         «Fai il giro dalla porta!».

In un attimo era sul balcone affianco.

         «Hai proprio voglia di toccarlo, vedo.».

La donna annuì senza parlare.

         «Questo avrà un prezzo, però.».

         «Quale?».

         «Dovrai giocare con me! Ci lanceremo delle sfide a turno e l’altro dovrà affrontarle per forza. Ci stai?».

         «Che tipo di sfide?».

         «Stai per afferrarmi il cazzo. Secondo te?».

Elena era davvero indecisa. Fu Andre a darle lo scossone che le serviva; le prese la mano e la guidò sul suo slip. Il suo membro divenne presto barzotto.

         «Sei annoiata e la tua vita matrimoniale è una prigione per te. Me lo hai detto tu. Credi che un po’ di svago sia così terribile?».

La donna non tolse la mano dal suo pacco, nemmeno dopo che lui l’ebbe lasciata.

         «E’ sbagliato. Sono sposata e … è sbagliato!».

         «Non conta questo. La domanda è: ti rende felice? Se sì, devi farlo.».

La mano di Elena si muoveva e accarezzava il membro sempre più duro.

         «La tua mano ha già dato la sua risposta. Tu cosa mi dici?».

         «Sì! Ci sto!».

La sua mano voleva entrare negli slip, ma Andrea la fermò.

         «Non funziona così il gioco. Devi lanciare la tua sfida.».

         «Pensavo, che potremmo iniziare da domani e oggi… festeggiare il nostro gioco?».

Andrea sorrise.

         «Vuoi proprio scopare eh?! D’accordo. Entriamo e festeggiamo!».

Elena sorrise. Prese il ragazzo per le spalle e lo portò dentro. Lo spinse contro la parete che confinava con la sua abitazione e iniziò a baciarlo. Le loro lingue si attorcigliavano e si assaporavano a vicenda.

Faceva caldo. Era la prima settimana di luglio e i due corpi erano già madidi di sudore ancora prima di entrare nel vivo dell’azione.

Elena scese velocemente in ginocchio davanti agli slip di Andrea che erano in procinto di esplodere. Senza fare complimenti li abbassò di colpo e, dopo aver afferrato il membro duro con una mano, se lo infilò in bocca. Il ragazzo vedeva il suo cazzo entrare ed uscire dalla bocca della donna, e ad ogni affondo lo sentiva andare sempre più in profondità. L’afferrò per i capelli castani e guidò il ritmo degli affondi. Andrea sentiva la saliva calda che avvolgeva la sua asta e colava sui suoi testicoli. Una sensazione stupenda.

         «Ora tocca a me!» disse tirandola su per i capelli e spingendola sul letto.

Le tolse i pantaloncini e le allargò le gambe.

         «E questo triangolino di pelo sopra il clitoride?».

         «Serve a mio marito per indicare dove si trova!».

I due scoppiarono a ridere.

         «E a me cosa indica?».

         «La fontanella per dissetarti?!».

Andrea capì l’invito e in un attimo si tuffò in mezzo alla sue gambe.

La sua lingua esplorava la fessurina fradicia della vicina di casa a cui dava un piacere enorme.

         «Sei fantastico!».

Andrea continuava a leccare la passerina di Elena che in breve tempo raggiunse un orgasmo.

         «Sbagliamo fino in fondo?» chiese.

Si mise a quattro zampe sul letto; un chiaro invito a scoparla. Invito che Andrea non si fece ripetere. Puntò il suo membro duro sulla sua fessurina e con un colpo di reni entrò in lei.

Il ritmo degli affondi era prima lento poi via via più veloce e più rude.

Elena ansimava e incitava il ragazzo ad andare più forte. Lui la prese per i capelli e la tirava a sé, mentre lei continuava a stimolarsi il clitoride con una mano.

Andrea era al limite, ma lei non voleva ancora che venisse.

Si tolse da lui, lo fece sdraiare e salì a cavalcioni sopra di lui. Iniziò letteralmente a cavalcarlo. Si tolse la canotta, liberando la sua quarta soda che si muoveva sotto i colpi della cavalcata. Andrea da sotto si godeva il piacere che le dava la donna e la vista mozzafiato dei suoi seni perfetti.

Ogni volta che lui stava per raggiungere l’orgasmo lei, che aveva già goduto, si fermava e cambiava posizione. Fu allora che, preso dall’eccitazione del momento, Andrea la spinse sul letto con forza, le infilò il cazzo nella sua fessurina bagnata e, aggrappato con entrambe le braccia ad una gamba, iniziò a penetrarla con foga animalesca.

         «Siii! Continua! Più forte!».

La donna ansimava e gemeva. Il sudore rendeva lucida la sua pelle morbida. Era bella. Perfetta. In quel momento fu solo uno il desiderio del giovane. Lasciò la gambe e, senza smettere di penetrarla, avvicinò la sua bocca a quella di Elena.

         «Posso venire dentro di te?» le chiese con dolcezza.

         «Devi.».

I due si baciarono e, mentre le loro lingue si attorcigliavano nelle loro bocche, il seme abbondante di Andrea si faceva strada nel Sacro Tempio di Elena.

I due si lasciarono andare sfiniti. A breve sarebbero tornati ognuno alla propria abitazione e si sarebbero sentiti solo l’indomani per iniziare finalmente il loro gioco.

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